TinkidoO – Growing up digital

TinkidoO - Sonia China

 

 

 

 

 

 

 

È dei giorni scorsi la pubblicazione di una ricerca, condotta dalla fondazione Sodalitas in collaborazione con Randstad, che indaga il punto di vista dei giovani sulla capacità della scuola di formare alle competenze digitali, skill ormai imprescindibili per l’inserimento nel mondo del lavoro.

I pareri degli under 35 parlano chiaro e attualmente denunciano l’inadeguatezza del mondo scolastico e accademico di far fronte a questa domanda formativa, per competenze ed infrastrutture tecnologiche.

In questo contesto realtà come quelle di TinkidoO, la startup fondata da Sonia China, si rivelano non solo un progetto interessante, ma necessario.

 

Ma facciamo un passo indietro: ho incontrato Sonia all’edizione appena trascorsa della Maker Faire e ve ne avevo già parlato brevemente qui. Grazie alla sua disponibilità, ho avuto modo di approfondire con lei la conoscenza della sua startup. Ne è nata una bella intervista, che ho il piacere di condividere con voi.

Leggetela fino in fondo e, se il problema vista a cuore, scoprite come anche voi, genitori e insegnanti, potrete contribuire a migliorare la formazione al digitale dei vostri bambini!

 

Parlando di te, Sonia:

 

Sonia: alle spalle una formazione centrata su Marketing e Comunicazione, poi una “virata” sul digitale che ti ha portata a diventare Digital Champion e, infine, sei approdata al mondo delle startup. Tutta colpa di un viaggio a Londra, dove hai conosciuto Primo e Cubetto? Come e perché la scelta di inserirti nel mercato dell’education technology?

Se proprio dovessi tracciare una linea che unisce i puntini della mia formazione e del mio approdo è una l’esperienza che sottolineo: H-farm. Ho lavorato in H-art per circa tre anni, tra Roncade Ca Tron e Roma e le casette degli startupper; ho vissuto in un luogo incredibilmente ricco di innovazione con persone visionarie. Da quello è nato il mio guardare al mondo in maniera differente. Ed alla potenza del design come educazione.

 

Anche per fare startup è importante avere una formazione. La tua, come imprenditrice, dove è nata e dove sta crescendo? Che “ambienti” frequenti?

Per fare startup è necessario avere metodo oltre che formazione. Ho competenza in ambito digitale e marketing, ma mettere su impresa significa validare l’idea, testarla, confrontarsi con il mercato a piccoli passi e perfezionare l’offerta. Sono fortunata, sono incubata a Napoli Est, territorio difficile ma ricco di competenze ed ho mentor e coach che mi seguono insegnandomi a fare Lean Startup, questo il metodo che sperimento e che mi auguro abbassi la soglia di rischio per il fallimento.

 

Il bello e il brutto di fare startup: quali sono le soddisfazioni e le difficoltà più grandi che stai riscontrando nel tuo percorso?

Va tutto velocissimo, del resto lavoriamo con l’innovazione. Questo è bellissimo perché hai sempre la sensazione nitida di essere sul treno giusto, quello del cambiamento. Delle volte è evidentemente frustrante perché una startup ha risorse scarse e non sempre si riesce ad essere dentro ai processi. Le soddisfazioni non si riescono a raccontare per quanto sono grandi. Le difficoltà ci sono, ma non tornerei indietro per nulla al mondo.

 

La frase che ispira ogni giorno il tuo lavoro:

I have not failed. I’ve just found 10,000 ways that won’t work

Thomas Edison

Ecco, ogni giorno cerco quelle strade e se devo sbagliare provo a farlo in fretta. Per ripartire prima.

 

 

Parlando di TinkidoO

Quando è nata TinkidoO?

Ci siamo costituiti un mese fa ma lavoriamo al progetto da meno di un anno

 

Avete partecipato a startup competition? Con quali risultati?

Abbiamo partecipato alla call per #Vulcanicamente3 Techgarage arrivando secondi classificati e aggiudicandoci un premio 10.000 €, oltre all’inserimento nel loro programma di accelerazione.

 

Una startup deve poter rispondere in modo semplice ad alcune domande:

Cosa fate e per chi lo fate? Ovvero, quali problemi risolve TinkidoO e a chi?

Tinkidoo lavora per l’alfabetizzazione digitale e lo fa con un Metodo che si definisce Learning Through Play: apprendimento ludico attraverso gli smart toys. A chi si rivolge? Il nostro target sono i bambini dai 3 ai 12 anni, ma da oggi partiamo anche con la formazione degli educatori sul metodo Tinkidoo.

 

Perché lo fate e come? Raccontaci in due parole Vision e Mission della tua startup.

Costruiamo contenuti didattici innovativi che aiutino gli educatori a far crescere Creativi digitali

 

Si investe sul team e non sull’idea. Raccontaci brevemente da chi è composto e quali, secondo te, sono i punti di forza che ciascuno dei componenti apporta al lavoro del gruppo.

Io sono la founder ed insieme a me c’è Loredana, co -Founder e mamma a tempo indeterminato. Due profili diversi: io vengo dal mondo del digitale, lei arriva al digitale passando per il mondo della ricerca scientifica.

Insieme a noi una E-learning specialist, una head of education ed il nostro visual designer.

 

Aneddoti sulla validazione? Come si è svolta inizialmente? Ancora adesso ridefinite il business model in base all’interazione col vostro target di riferimento?

Ce ne sarebbero tantissimi. Validare ha voluto dire andare ovunque, parlare con tutti non solo con il nostro target. E ci siamo convinte che è proprio necessario che la didattica si rivoluzioni e contamini di esperienze formali e non formali.

 

Due brevi parole sulle principali direttrici di sviluppo del business della tua startup. Il vostro prodotto di punta è in realtà un metodo di insegnamento per formare al digitale: in cosa consiste e perché ha un approccio “montessoriano”. La vostra intenzione è di certificarlo: a che punto è la situazione?

Montessoriano nell’ esperienza che offriamo ai bambini; i giocattoli diventano il loro strumento di apprendimento, dalle mani alle menti. Il metodo lo abbiamo validato, la strada per la certificazione è intrapresa.

 

Per dimostrare in cosa effettivamente consista il metodo realizzate dei laboratori ludico-didattici in cui i bambini possano imparare giocando con i giocattoli digitali: dove si svolgono e come sono strutturati? In pratica, come possiamo trovarvi, noi genitori o gli insegnati che vorrebbero sperimentare con voi?

Iscrivendovi alla newsletter su www.tinkidoo.it

 

Oltre ad utilizzare giocattoli digitali come il già citato Cubetto o Osmo, state pensando di produrre voi stessi degli smart toys, in collaborazione con Giffoni Innovation Hub. Ho avuto modo di conoscere in anteprima alla Maker Faire i prototipi di  Hero e Tuwa. Come li state sviluppando?

Non possiamo svelare troppi segreti. 🙂 Vi basti sapere che uno dei due progetti è in valutazione per essere portato sul mercato.

 

A proposito di Maker Faire: quali sono stati i frutti di questa esperienza?

Abbiamo portato a casa tantissimi feedback, sul metodo e sui prodotti.

 

Dovessi fare un primo bilancio sullo stato attuale del progetto, cosa diresti?

La diffusione è buona, siamo solo all’inizio di una crescita importante.

 

Il futuro di TinkidoO per come lo vedi tu: prossime milestones  nella roadmap e aspettative personali.

Adesso dobbiamo lavorare a costruire i prodotti per la formazione degli educatori; saranno loro i nostri ambassador per diffondere velocemente il Metodo. Le aspettative personali sono tante, ma soprattutto quelle aziendali. Un passo alla volta e #leanstartup!

 

Siamo giunti alle battute finali. Hai uno spazio libero a tua disposizione per comunicare a chi ti leggerà. Cosa ti senti di dire?

Vorrei chiedere a chi legge di diventare un nostro Educatore. Se leggendo si è appassionato ed ha detto: “cavolo, mi piacerebbe!” qui » c’è il link per entrare nella community.

 

TinkidoO where to find us

 

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