Quali pensioni per quelli come me?

Due giorni fa sono stata contattata dalla redazione di “Mi manda Rai 3” per intervenire nella puntata di oggi, a proposito delle pensioni dei lavoratori della mia generazione.

 

La notizia da commentare, quella in cui Boeri, attuale presidente dell’INPS, delinea un futuro non proprio roseo per chi è nato negli anni ’80: pensionamento dopo i 70 anni e assegni più bassi del 25% rispetto a quelli attuali.

Wow, non fosse per il fatto che siamo cresciuti con Jeeg robot d’acciaio, i Cavalieri dello Zodiaco, i Mini Pony (allora si chiamavano così) e gli Orsetti del Cuore, avremmo preso solo il peggio di quanto questi tempi potessero offrire: la “nuova” maturità, il 3+2 universitario, la crisi economica, il lavoro precario, la mancanza di relazioni sentimentali stabili per i più, le pensioni incerte.

Che culo, verrebbe da esclamare, al cospetto di cotanto crescendo rossiniano!

Ci fermassimo a pensare solo a questo, sarebbe da restarci secchi. Lo ha detto anche Zerocalcare nei giorni scorsi, meglio sorvolare:

 

A farlo mi viene un’ansia tremenda. Non so che tipo di pensione potrò avere, è tutto fumoso. Prima di fare il fumettista ho avuto contratti di un mese e mezzo, e a molti amici non hanno mai nemmeno pagato i contributi. Tra noi non si parla molto di pensione, tutti danno per scontato che non l’avremo. Ma riguarda tanta gente: qualcosa, tutti insieme, dovremo inventarci.

I can’t help feeling the same.

Qualcosa dovremo inventarci. Perché sarà un problema di tutti.

E dovremo risolverlo in modo innovativo, con una mentalità “disruptive” (in onore allo spirito di questo blog), perché è ovvio che non si possa cercare una risposta utilizzando gli stessi schemi di oggi.

Vista la situazione personale, mi piacerebbe si andasse nella direzione accennata da Titti Di Salvo in puntata, cioè valorizzare anche gli anni dedicati alla cosiddetta “dimensione della cura” (nei quali si accudiscono figli piccoli, genitori anziani, familiari malati).

Ma nel frattempo mi applico sul fronte quotidiano, come tutti i miei coetanei.

Senza lamentarsi, che tanto non serve a cambiare nulla.

Con le antenne tese, lo sguardo positivo e curioso sul mondo che cambia e va interpretato, con impegno e la voglia di non “sedersi” sulle situazioni.

Il sacrificio, che non è vero che non sappiamo cosa sia.

E i propri obiettivi sempre fissi davanti agli occhi.

 

Dream high

Per continuare a riderci su:

In tv si capisce che ho gli occhi verdi (c’è chi lo nota ancora dopo anni, stupito!).

È difficilissimo riuscire a dire tutto quello che vorresti, nei tempi a tua disposizione (per me lo è ancora di più).

Un po’ di ansia prima di andare in onda ti prende (soprattutto se arrivi cinque minuti prima, causa sciopero dei mezzi, targhe alterne, gli ufo atterrati sul Grande Raccordo Anulare).

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