Natale high tech

Natale high tech

 

 

 

 

 

 

 

Natale sta per arrivare e sui canali televisivi riservati ai bambini è tutto un fiorire di suggerimenti per l’acquisto di giocattoli “tecnologici”: smartphones, tab a partire dai 18 mesi, perfino smartwatch che cavalcano il trend del wearable che stuzzica i desideri anche di mamma e papà.

Se siete interessati a capire meglio cosa c’è in giro e quali siano le diverse caratteristiche dei prodotti in commercio, le video recensioni di Giochi per Bambini e Ragazzi potrebbero togliervi un sacco di dubbi.

Ma.

Siamo sicuri che mettere tra le mani dei nostri pargoli cotanti gioiellini (dal design e dalle caratteristiche non banali, va detto) sia di per sé sufficiente ad educarli alla tecnologia?

Vorrei fare un passo indietro e partire proprio dalla definizione di tecnologia per definire il campo su cui, per così dire, ci apprestiamo a giocare. Cito la definizione tratta da Wikipedia:

Il termine tecnologia è una parola composta che deriva dal greco tékhne-loghìa, cioè letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva sino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con la tecnica. Per tecnica si può intendere un qualunque metodo organizzato e codificato per raggiungere uno scopo definito. La parola tecnologia indica perciò la catalogazione e lo studio sistematico di tecniche, spesso riferite ad un certo ambito specifico

 

È una definizione che mi piace particolarmente perché coglie due aspetti fondamentali legati all’interrogativo di cui sopra, a cui molti dei prodotti più facilmente reperibili nei negozi sembrano non dare risposta.

  • Se la tecnologia è “saper fare”, in che modo questi giocattoli stimolano la capacità creativa e costruttiva dei bambini? Mi sembra che più che rendere protagonisti i bambini di una qualche forma di produzione di contenuti, si limitino a renderli dei semplici fruitori di essi. Peraltro ridotti, perché per quanto la gamma delle app sia espandibile (trovata vincente, dal punto di vista commerciale) le tipologie di giochi ed esercizi sembrano tutto sommato esigue e con un livello di interazione piuttosto elementare.
  • Se la tecnologia è tecnica, in base alla definizione citata, come fanno questi giocattoli ad insegnare ai bambini ad elaborare un loro metodo organizzato e codificato in relazione ai problemi e agli obiettivi che loro stessi abbiano deciso di porsi? Sembrerebbe che in effetti abbiano molto poco a che fare con la capacità di insegnare il pensiero computazionale che è alla base di una vera educazione alla tecnologia.

 

Insomma, in modo forse un po’ drastico mi verrebbe da pensare che tra utilizzare questi giochi “high-tech” e padroneggiare la tecnologia in modo consapevole intercorra la stessa differenza che esiste tra il leggere un libro e scriverlo.

C’è qualcosa di male in questo?

Assolutamente no! Non mi permetterei di affermare che leggere sia un’attività riduttiva rispetto allo scrivere; dunque non posso dire che acquistare uno di questi giocattoli sia di per sé scorretto.

Solo che non è sufficiente ad esaurire il nobile scopo dell’educazione al digitale che, da genitori consapevoli dei trend del futuro, ci siamo posti.

Consigli personalissimi in materia?

  1. Non abbiate fretta di mettere in mano ai bambini strumenti tecnologici: perfino Steve Jobs dichiarava serenamente di essere un genitore “Low Tech”. Il fatto che un bimbo di due anni sappia sbloccare autonomamente il vostro tablet per vedere i suoi video prediletti su You Tube non è di certo la cosa più complessa che sappia fare. Avete mai pensato quanto sia più difficile per lui portare un cucchiaio di pasta alla bocca, in piena autosufficienza; o riuscire ad inserire le classiche formine nel giusto spazio? Stimolate la sua naturale curiosità anche attraverso modalità di interazione più tradizionale, perché non si tratta di una questione di merito (saper utilizzare lo strumento X), ma di metodo. Dopotutto le tecnologie evolvono rapidamente, ma la logica che le sottende è sempre la stessa ed è quella che è importante imparare.
  2. Valutate con occhio critico i prodotti, e se proprio non riusciste a trovare nella grande distribuzione quello che fa per voi, come al solito Internet e gli shop online possono offrirvi un ventaglio di possibilità molto più ampio.
  3. Leggete, leggete, leggete il più possibile riguardo a questi argomenti e cercate di colmare il digital divide che già vi separa dai vostri figli. Come? Magari con un corso da educatore certificato TinkidoO.

Solo se sarete padroni della materia, infatti, potrete spiegare la logica che è dietro al funzionamento di questi strumenti, ormai di uso quotidiano.

 

Postilla.

Siete arrivati fino in fondo e avete pensato: ecco, alla fine ecco il solito post creato ad hoc per fare pubblicità ad un prodotto!

Sì e no! Nel senso che io non ci guadagno nulla, ma ho pensato comunque di parlarvene, perché con Sonia di TinkidoO (ricordate la sua intervista, pubblicata qui qualche tempo fa?) è nata una bella collaborazione vista la comune sensibilità sui temi dell’educazione al digitale.

Per farci perdonare e sperando possiate gradirlo, vi facciamo un regalo di Natale a modo nostro: vi abbiamo riservato alcuni posti per accedere alla fase di partenza dell’Academy TinkidoO.

Seguite il link, registratevi e godetevi l’ebook preparato apposta per voi!

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