Duccio Vitali ospite di Startup Grind Roma

Vitali Startup Grind Roma

 

A differenza del precedente evento organizzato da Startup Grind Roma, di cui avevo scritto nelle pagine del blog, stavolta mi sono persa il live dell’intervista a Duccio Vitali, CEO di Alkemy.

Ciò che non è stato fisicamente possibile, lo è diventato grazie al video prontamente caricato su You Tube (che vi invito a guardare in forma integrale), e così ho potuto godermi un’ora e mezza di dibattito veramente interessante.

Vitali è partito da un problema: il gap esistente tra le aziende di consulenza che si occupano di business e strategia d’impresa da un lato (che spesso mancano delle necessarie competenze in ambito digitale), e quelle che realizzano soluzioni digitali, ma non riescono ad interfacciarsi con le prime.

Oggi che la transizione di un’azienda da modelli di business tradizionali a quelli in cui il digitale riveste un ruolo di crescente rilievo è di fondamentale importanza, Alkemy si configura come digital enabler, fornendo a grandi compagnie non solo consulenza strategica ed education sui temi del digitale, ma occupandosi anche dell’execution, implementando quindi tutte quelle soluzioni tecnologiche e di natura comunicativa che impattino sul business in modo tale da aumentarne il fatturato.

Al di là di quelli che sono i servizi proposti da Alkemy, che sono pensati per clienti di un certo livello, mi interessava porre l’accento sul tema evidenziato dallo stesso Vitali, quello, appunto, del digitale come acceleratore di business, e di come esso sia cruciale anche per le piccole e medie imprese, per cui costituisce un’opportunità incredibile.

Ho modo di constatare quotidianamente la difficoltà e la diffidenza con cui le piccole aziende (che costituiscono la maggior parte della nostra realtà imprenditoriale), approcciano il digitale: è necessario veramente avere una pagina aziendale su Facebook, o su altri canali social; investire in campagne di advertisement digitali; avere un sito web responsive su mobile; cercare di ottimizzare il posizionamento sui motori di ricerca; avere un CRM che consenta di raccogliere dati significativi per la mia azienda, per poi valorizzarli nel modo opportuno? Questi sono gli interrogativi più comuni che mi sento rivolgere dai clienti, scettici e poco pratici quando si parla di “nuove” tecnologie.

Il punto, ovviamente, non è portare a compimento l’una o l’altra di queste azioni. A monte bisogna delineare la giusta strategia per raggiungere il proprio target, e servirsene come strumenti per realizzare i propri obiettivi. Ma oggi come oggi è praticamente impossibile che un cliente potenziale non frequenti Internet, ed è lì che bisogna andare ad intercettare i suoi bisogni.

Questo è fondamentale e mi appassiona pensare come concretamente tutto ciò possa incidere sulle attività, e dunque sulle vite, delle persone comuni. Lo stesso spirito che anima Alkemy nel colmare il digital divide esistente tra le imprese, può e deve essere scalato, in piccolo, quando si lavora con player di dimensioni inferiori.

Altri due aspetti trovo assolutamente interessanti discorso di Vitali.

Il primo: il modo in cui è strutturata Alkemy. Una società che ha definito flat, in cui sostanzialmente non ci sono soci di maggioranza, ma la struttura è partecipata e gli azionisti sono tutti più o meno allo stesso livello in termini di quote.  Una realtà giovane, in cui persone con background e aspirazioni diverse si fondono in un’unica cultura aziendale, senza per questo perdere la propria identità. In questi aspetti sta la chiave del suo successo, perché tutti si sentono parte di una stessa squadra e sono aggregati intorno ad una vision comune e a valori come l’eccellenza, la passione, la concretezza e l’integrità. Questo modello ha, secondo me, molto da dire ad aziende irrigidite su schemi strettamente verticali, non solo e non tanto in fatto di proprietà, ma soprattutto di gerarchie aziendali.

Il secondo riguarda il rapporto tra un’azienda e i propri competitor, di cui si parlava in merito all’impatto che Uber o Air BnB hanno avuto sulla concorrenza nei rispettivi settori di riferimento. Ebbene, secondo Vitali, in un mercato che si fa sempre più complesso, non ha senso combattersi, ma piuttosto trovare forme di collaborazione con chi ha i nostri stessi obiettivi.

Una logica disruptive, che dovrebbe essere presa in considerazione non solo da chi fa startup e per sua natura è portato ad implementare strategie innovative, ma anche e soprattutto da quelle aziende che, per sopravvivere ai cambiamenti inevitabili dell’attuale scenario, devono avere il coraggio di cambiare la mentalità che le ha portate avanti fino ad oggi, divenuta ormai obsoleta.

 

Considerazione a margine: mi colpisce sempre vedere come l’incontro fra i dirigenti di grandi ed importanti realtà aziendali, e giovani ispirati da curiosità ed estremamente preparati su temi complessi come questi, producano frutti così interessanti. Uno scambio che è una ricchezza per entrambe le parti e che trovo sia incoraggiante per tutti.

Dunque condividete, che risolleva lo spirito e fa bene all’anima! 🙂

 

 

 

 

 

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